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THE ISLAND IN THE SUN

 
                                                                                THE ISLAND IN THE SUN
Fin da quando Errol Flynn e altri attori di Hollywood recitavano in film ambientati in Giamaica negli anni '30 e '40, i viaggiatori hanno considerato quest'isola una delle più attraenti dei Caraibi. Le sue spiagge, le montagne e i rossi tramonti appaiono regolarmente nei dépliant turistici di tutto il mondo e, a differenza di altre isole vicine, è democraticamente adatta a tutti i tipi di turismo: ci si può accampare sulla sommità di una falesia corallina; scegliere una villa con spiaggia privata; divertirsi in una festaiola località turistica; immergersi nella vita dell'isola o sperimentare le tre 'R': reggae, reefer (spinello) e rum. Ma dietro gli ormai familiari cliché di paese dallo scenario 'tropicale' e dalle spiagge 'luccicanti' esiste una Giamaica diversa, il cui carattere deriva dalla sua complessa cultura, che aspira a essere africana a dispetto della geografia dell'isola e della sua storia coloniale. I giamaicani hanno la battuta e il sorriso sempre pronti, ma non si tratta comunque dell'isola spensierata delle pubblicità della Bacardi e degli spettacoli di Harry Belafonte. Il triste passato è legato all'economia delle piantagioni di zucchero e il periodo degli schiavi pesa ancora sulla psicologia nazionale. Per qualcuno il rastafarianismo può significare semplicemente muoversi al ritmo di musica reggae, ma la sua confusa espressione di amore, speranza, rabbia e malcontento sociale è un po' l'emblema della Giamaica moderna - un paese densamente popolato e povero che cerca di liberarsi dalla sua dipendenza e dai debiti.

(Nessun oggetto)

LA BANANA

La Banana

Frutto edule di alcune specie di banano (muse); e’ una bacca gialla, priva di semi, oblunga, arcuata, con polpa molle, profumata, dolce, giallastra o rossastra, ricca di vitamine; l’insieme delle banane derivanti da una stessa infiorescenza e’ detto casco o regime.

E’ una pianta erbacea, ma che ha in tutto e per tutto l'aspetto di un albero, con gambi alti fino a 8 m e foglie lunghe fino a 3 m.

 Alcune fonti affermano che il genere delle banane, Musa, deve il suo nome ad Antonio Musa, medico dell’imperatore Augusto. Altri dicono che Linneo, che istituì il genere nel 1750, semplicemente adattò la parola araba per banana, mauz. La stessa parola banana potrebbe venire dall’arabo banan, che significa “dito”, o forse dalla parola wolof banaana.

Intorno al 1516 la pianta di banana fu introdotta dai portoghesi in America dall’Africa. In quell’occasione la parola entrò a far parte della lingua portoghese e della lingua spagnola. La banana, che non era ancora stata scoperta ed importata in Europa, veniva descritta nel 1601 come il frutto che profuma di rosa.

La banana è tra i frutti più consumati al mondo ed è commercialmente molto importante, costituendo il più importante prodotto (insieme al caffè) per le nazioni dell'America Centrale. I paesi che più dipendevano dal commercio della banana venivano definiti "banana republic".

E' un frutto veramente ricco di elementi benefici per la salute.

Contiene tre zuccheri naturali:

Saccarosio

Fruttosio

Glucosio

e tante fibre.

Uno studio ha comprovato che mangiare una banana apporta gli elementi necessari per sostenere un allenamento di 90 minuti.

Ma vediamo nel dettaglio quali sono gli elementi, le proprietà benefiche e gli effetti positivi delle banane sul nostro organismo:

 Pressione Arteriosa

Le banane hanno un contenuto molto elevato di potassio, ma molto basso in sale, rendendole l’alimento perfetto per aiutare a vincere l’ipertensione. Le note proprietà benefiche della banana hanno fatto si che la “U.S. Food and Drug Administration” degli Stati Uniti stessa promuova questo frutto per prevenire malattie quali ipertensione arteriosa e apoplessia (ICTUS).

Secondo uno studio pubblicato sul “The New England Journal of Medicine”, l’assunzione regolare di banane, ridurrebbe fino al 40% il rischio di ictus.

Ulcera

La banana è uno dei pochi frutti che è possibile mangiare quando si soffre di ulcera cronica. Inoltre riduce l’acidità e il senso di irritazione.

Anemia

Le banane hanno un buon quantitativo di ferro e stimolano la produzione di emoglobina, migliorando la condizione di chi soffre di anemia.

Transito intestinale

Per l’alto contenuto di fibre, mangiare regolarmente banane aiuta a ripristinare il corretto funzionamento dell’intestino migliorando così il transito intestinale ed evitando l’assunzione di lassativi.

Depressione

Una ricerca ha dimostrato che dopo aver mangiato una banana, le persone che soffrono di depressione, si sentono meglio. Questa proprietà delle banane si deve attribuire alla presenza di triptofano. Il Triptofano è un amminoacido che il corpo converte in Serotonina.

Sistema Nervoso

Le banane sono ricche di Vitamine del complesso B e magnesio che sono elementi noti per il loro effetto calmante sul sistema nervoso.

Stress

Il potassio e il magnesio sono minerali essenziali che aiutano a normalizzare il ritmo cardiaco, a regolare l’invio di ossigeno al cervello e il bilancio idrico. Quando siamo stressati, il nostro indice metabolico aumenta, riducendo i nostri livelli di potassio e magnesio. Mangiare una banana è il miglior modo per reintegrare questi minerali indispensabili.

 

 

  

CINQUANT'ANNI

CINQUANT'ANNI D'INDIPENDENZA

Quest'anno,2012, la Jamaica festeggerà il 50esimo anniversario di Indipendenza dalla Gran Bretagna, ottenuta il 6 agosto del 1962. In onore di questa ricorrenza ecco qualche breve accenno sulla sua storia.

Cristoforo Colombo arrivò in Jamaica il 4 maggio 1494 durante il suo secondo viaggio nel Nuovo Mondo. Gli abitanti erano i Tainos, una popolazione pacifica che fa parte del ceppo Arawak. L'isola si chiamava Xaymaca che nella loro lingua significa “terra del legno e dell' acqua”. La Jamaica è il luogo dove l’esploratore per la prima volta trascorse un intero anno, dal 25 giugno 1503 al 29 giugno 1504, il periodo più lungo in cui stette in un unico posto nei suoi viaggi. Trascorse un anno isolato nella baia di St. Ann che chiamò Santa Gloria. Negli appunti di viaggio, Colombo scrive: “Santa Gloria […] tale fu il nome che apposi a questo luogo per la straordinaria bellezza della terra, che la vince, senza possibilità di confronto, con le più fiorenti vallate di Valencia o di qualunque altra contrada; e tanto non vale solo per una vallata ma per tutta l’intiera isola […] la più bella isola che occhio umano abbia mai veduto”. Colombo ricevette la Jamaica come proprietà privata e la battezzò Santiago (“Santiago matamoros”, ossia “Santiago che sconfigge e uccide i Mori”, in onore della presa, nella penisola iberica, di Granada e la sconfitta dei musulmani) e fondò la capitale, Nueva Sevilla (Nuova Siviglia) nei pressi dell’odierna Ocho Rios, a St. Ann’ s Bay. Quando nel 1506 Colombo morì, la Jamaica passò a suo figlio Diego Colòn che nel 1509 inviò il primo governatore spagnolo dell’isola, Juan de Esquivel. Così gli spagnoli presero ufficialmente possesso della Jamaica.

L’INVENZIONE

L’INVENZIONE DELL’AMACA

Molti non sanno che i primi abitanti dell’isola furono gli indiani Arawaks (Tainos), abili marinai originari della Guiana, arrivarono in Jamaica tra il settecento e l’ottocento.

Abitavano in capanne costruite con legni e fango. I villaggi erano formati da diversi clan familiari ed erano capeggiati da “cacique” (capo). Vivevano di agricoltura, pesca e caccia. Coltivavano Yams  (tubero simile alla patata),fagioli, spezie e cassava (manioca) con la quale cucinavano torte e fermentavano per ottenere la birra. Gli Arawak battezzarono l’isola con il nome di Xaimaca (la terra dell’acqua e del legno).

Gli Indiani Arawak non avevano ne' la ruota ne' una lingua scritta, non usavano animali da traino e i metalli fatta eccezione per qualche piccolo grezzo oggetto ornamentale in oro. Erano abilissimi vasai, scultori del legno e costruttori di imbarcazioni (canoe). Si racconta che Cristoforo Colombo rimase impressionato dalle dimensioni delle canoe che costruivano intagliando il Cotton three (Grandissimo albero centenario).Coltivavano anche il cotone ed erano  abilissimi tessitori e confezionavano vestiti, vele per le imbarcazioni e inventarono le amache.

Di questa civilta’ non rimane quasi niente. Infatti dopo l’arrivo di Colombo, colpa del duro lavoro e delle malattie europee contro le quali non avevano anticorpi, morirono piano piano tutti. Di loro  rimane un piccolo museo situato a Spanish Town. 

BOB MARLEY BIRTHDAY

BUON COMPLEANNO BOB MARLEY

Lunedi 06/02/12   festa grande in tutta l'isola per la celebrazione del compleanno dell’ On Robert  Nesta Marley con concerti da Kingston (Trench Town), Nine miles, Ocho rios, Montego Bay e Negril. Anche la televisione locale, TVJ, e la stazione radio, Irie Fm, hanno trasmesso musica  del grande Bob tutto il giorno. 

Ecco Il mio regalo al re del reggae, un po di chiarezza sulla sua morte. Mi e' capitato spesso di sentire qualcuno ancora convinto che Bob Marley sia morto di overdose....Non e' andata cosi'.....Leggendo la sua biografia e articoli di giornale dell'epoca ecco quello che veramente accadde.

Bob Marley era un accanito giocatore di pallone tanto da far affermare al suo chitarrista Junior Marvin, che se Bob avesse potuto scegliere probabilmente avrebbe preferito essere un calciatore e non un affermata star del mondo della musica! Un giorno durante una partita con i suoi amici dovette interrompere l'incontro per un  persistente dolore. Inseguito ad una visita medica gli venne diagnosticato un melanoma a un dito del piede.

Per motivi religiosi, forse perche' non intuiva la tremenda potenzialita' del male, o forse perche' non credeva nei mezzi della medicina di "babilonia" e forse anche perche' non sentiva ancora nessun disturbo fisico, Bob rifiuto' di farsi amputare il dito cosi' come gli avevano consigliato i medici.

Il 21 settembre del 1980, domenica mattina, mentre faceva jogging al central park di New York con il suo amico Skilly, Marley cadde a terra colpito da  collasso. Bob fu subito visitato da un medico e la diagnosi fu quella di cancro al cervello....A questo punto Bob  fece diverse visite, tutti i medici gli diedero non piu’ di tre mesi di vita. Su consiglio di un’amico e sotto  pressione da parte della moglie Rita fu ricoverato in Germania nella clinica del Dr.Joseph  Issel,  famoso medico che accettava solo casi definiti incurabili dalla medicina tradizionale. Il Dr. Issel riusci a regale a Bob 6 mesi in piu’ di quanto avessero diagnosticato gli altri medici ma alla fine anche lui si arrese.

 Bob chiese di essere portato a morire nella sua Jamaica. Durante il volo di ritorno  fece una tappa all’ospedale “cedri del Libano” di Miami dove la mattina del 11 maggio 1981 alle 11.30 Bob Marley “se ne ando’”, aveva 36 anni...